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L’informazione locale ai tempi dei social, la sfida della qualità

Mercoledì 20 Novembre 2019

”Il ruolo dell’informazione locale al tempo dei social”. L’Associazione Padovana della stampa ha festeggiato i 120 anni di vita organizzando un dibattito-riflessione sulla professione e sui media, ospitata nella sala Archivio Antico del Bo, a Padova, con interventi di Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa, Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato giornalisti del Veneto, Roberto Reale, esperto di social media, nonché dei direttori delle tre principali testate quotidiane: Roberto Papetti (Gazzettino), Paolo Possamai (Il Mattino di Padova) e Alessandro Russello (Corriere del Veneto), moderati dal presidente della Padovana, Stefano Edel.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, ha parlato della necessità per i media professionali di puntare sulla qualità dell’informazione, su inchieste e approfondimenti, invitando i direttori a prendere una posizione decisa a difesa del lavoro giornalistico, dell’autonomia e indipendenza. 


 

Questo l'intervento del presidente Amadori: 

 

 
 

"I 120 anni dell'Associazione della stampa padovana sono una ricorrenza importante, che assume un rilievo ancora maggiore in tempi particolarmente difficili per i giornalisti, per il mondo dell’informazione, chiamati ad una sfida eccezionale, ad uno sforzo forse ancora più grande rispetto al recente passato. Una sfida che sarà più facile da affrontare assieme, uniti: questo è il valore delle associazioni come quella Padovana. Dunque ben venga ritrovarci qui a discutere, a confrontarci sul futuro. Sul presente della professione e dei giornali. Lo facciamo troppo poco, travolti come siamo dagli eventi quotidiani. In una fase storica nella quale, ahimè, gli editori sembrano essere senza idee, progetti, ambizioni e sono impegnati soltanto a tagliare gli organici, chiudere giornali eredazioni, senza avere il coraggio di intraprendere nuove strade. Umiliando spesso il lavoro giornalistico.

 

 

 
Ecco allora che spetta a noi giornalisti individuare quelle strade. Provare ad immaginare nuovi modelli editoriali in grado di sostenersi economicamente fornendo un’informazione di qualità.

Questo è il tema centrale a mio avviso. Un tempo noi giornalisti avevamo il monopolio dell’informazione. Eravamo noi a decidere cosa pubblicare, quali notizie erano meritevoli di essere diffuse e quali no. Oggi non è più così. Non sempre, comunque.
La pluralità di voci resa possibile dagli strumenti digitali, dai social, costituisce un’opportunità unica e avvincente, a patto che si abbia il coraggio, la forza, l’intuizione di conquistarci uno spazio preciso nel contesto di questa comunicazione senza confini, dai ritmi sempre più veloci. Che diventa, sempre più spesso, purtroppo, anche spazio per volgarità e parole d’odio.

 

 

A mio avviso l’informazione professionale non può, non deve, puntare al ribasso, indulgere allo spettacolo, alle forzature costanti, all’intrattenimento che assomiglia pericolosamente alle chiacchiere da bar, al gossip. Non solo perché non è il nostro lavoro, in quanto abbiamo un dovere nei confronti dei cittadini, una responsabilità precisa. Ma anche perché la partita al ribasso è perdente: altri soggetti la sanno fare meglio, perché non hanno regole da rispettare. È una partita perdente gettare al vento la propria credibilità, la propria autorevolezza, in un ambito nel quale questi valori sono tutto.

 

 


 

 

E ancora: per quale motivo sprecare spazio e lavoro di professionisti per fare copia incolla di comunicati stampa di aziende ed enti pubblici che già comunicano attraverso i loro canali?

Oggi, più che mai, è necessario avere il coraggio di impiegare le risorse professionali per lavori di ricerca, analisi, critica. Il lavoro giornalistico, insomma. Quel lavoro che non è sostituibile dalle macchine, in tempi in cui ci sono software già in grado di sostituire le persone anche in parte di attività giornalistica.  Differenziare i prodotti editoriali, attraverso inchieste e approfondimenti, significa anche difenderli meglio dai saccheggi continui di chi sopravvive rubando il lavoro altrui.

 

 


 

 

L’altra grande sfida, nella quale dobbiamo essere protagonisti, è proprio quella delle grandi piattaforme, dei motori di ricerca: dobbiamo sollecitare, in applicazione delle direttiva europea sul diritto d’autore, l’adozione di una legge che consenta a chi produce informazione di essere remunerato per i prodotti che altri utilizzano per fare profitti.

 

 


Unica strada che oggi pare possibile per garantire ai media professionale una sostenibilità economica e poter investire in informazione di qualità.

I giornali locali, rispetto all’informazione nazionale, hanno ancora qualche spazio di manovra in più, in quanto molte delle notizie di cui si occupano sono nuove per il lettore. Ma credo sia necessario comunque pensare ad un nuovo modello che metta al centro le inchieste e gli approfondimenti. Più lavoro giornalistico vero e meno attività di registrazione passiva di ciò che accade.

In questo percorso i direttori hanno un ruolo decisivo.

 

 

A loro chiedo di spiegare come ritengono si possa fare un’informazione di qualità accettando di retribuire il lavoro giornalistico 5 euro ad articolo, spese comprese: meno di quanto viene pagata una colf. 

 

 

Come pensano, con organici sempre più ridotti all’osso, di potersi dedicare ad inchieste e approfondimenti. 

 

 

Come sia possibile rafforzare credibilità e autorevolezza delle testate garantendo trasparenza, evitando commistioni tra pubblicità e informazione, assicurando la necessaria autonomia da quelli che definiamo “poteri forti”. Con i quali bisognerebbe andare un po’ meno a braccetto.

 

Un tempo si diceva che i direttori erano i primi dei giornalisti: oggi le scelte di alcuni di loro sembrano talvolta collocarli tra le file aziendali, tra i collaboratori degli amministratori delegati. Se non è così, in una fase difficile come questa, credo siano necessarie da parte dei direttori prese di posizione nette e decise a difesa dei giornalisti; del valore del lavoro giornalistico. Prese di posizione dovute. Anche se non piaceranno agli editori.

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Dal 1 febbraio più mora e spese 
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