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PREMIO RIZZI A GIULIA ARMENI, IL PREMIO ALLA CARRIERA AD EZIO MAURO

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È Giulia Armeni del Giornale di Vicenza la supervincitrice della nona edizione del Premio giornalistico Paolo Rizzi, in ricordo del famoso critico d’arte veneziano e giornalista del Gazzettino.

 Con l’articolo “Trevisan pensiero: la vita, dramma che non scegliamo” (prima classificato nella sezione del Premio dedicata alle interviste), Giulia Armeni ha vinto la sfida con Marianna Accerboni (Il Piccolo di Trieste, sezione Arte e cultura) e Alberto Laggia (Jesus, sezione Società e ambiente). E’ stata necessaria una seconda votazione della giuria tecnica, presieduta dall’ex vicedirettore del Gazzettino, Vittorio Pierobon, affiancata dai “grandi lettori”, per scegliere il vincitore dopo l’ex aequo tra Accerboni e Armeni, a testimonianza dell’elevata qualità dei concorrenti. “Un premio che regala emozioni sempre nuove – ha detto Rina Dal Canton, presidente dell’Associazione che sostiene la manifestazione assieme a Damiano Rizzi, figlio del giornalista scomparso – Un evento che raccoglie sempre più partecipanti e che cerca di avvicinare i giovani alla cultura del territorio”. Quella di Giulia Armeni è “un’intervista da manuale, ritratto ad ampio spettro di Vitaliano Trevisan”, scrittore vicentino schivo e tormentato che la giornalista ha incontrato – come racconta – con curiosità e senza pregiudizi. Ma è necessario oggi un premio giornalistico? Se lo è chiesto Alberto Toso Fei, scrittore e storico veneziano per l’occasione “maestro” di cerimonia alla consegna del Premio all’hotel Ca’ Sagredo di Venezia. “Quando qualsiasi persona può sedersi davanti un computer e scrivere, l’informazione corre i suoi rischi. Ci vuole dunque gente preparata per fare giornalismo” ha risposto. “E il buon giornalismo, com’era quello di Paolo Rizzi, chiaro e coraggioso, va tenuto alto – ha detto Vittorio Pierobon – soprattutto oggi quando i giornalisti vengono uccisi, come in Bulgaria e in Turchia o sono vittime di gesti intimidatori, come accaduto recentemente a un collega del Gazzettino”. E in questo contesto il “Premio Paolo Rizzi alla carriera” non poteva che essere consegnato a Ezio Mauro, una delle maggiori firme del giornalismo italiano, già direttore de La Stampa e di Repubblica, dove continua a scrivere come editorialista, autore di importanti reportage, sempre “a caccia della verità anche se scomoda”, come indicato nella menzione. “Il giornalista deve essere testimone, non protagonista. Deve essere nel posto giusto, nel momento giusto. E deve avere il coraggio di tutti coloro che fanno un lavoro dove c’è impegno civile” - ha detto Ezio Mauro “interrogato” da Luigi Bacialli direttore delle testate televisive Medianordest e da Enzo D’Antona, direttore de Il Piccolo di Trieste. “Le notizie sono neutre – ha continuato Mauro – bisogna aiutare il lettore a capire: questo è il nostro compito. E un giornale non deve solo informare, ma anche misurare la tenuta delle democrazia di un Paese, sia nelle istituzioni, che nella nostra quotidianità. Un giornale è deposito di identità, e anche di una certa idea dell’Italia”. Non sono mancati i riferimenti alle ultime questioni del governo e alla dichiarazione del vicepresidente del Consiglio riguardo alla possibile falsificazione di un provvedimento del Consiglio dei ministri. “Se si accerta poi che non è stato così - ha sostenuto Mauro – chi l’ha detto dovrebbe dimettersi”. Concludendo: “In tutti i Paesi civili non sono i politici che criticano i giornali, ma viceversa”. A Ezio Mauro la consegna della coppa Archimede Seguso. Quest’anno il Premio Paolo Rizzi ha voluto anche riservare menzioni speciali a Sergio Frigo (Il Mattino di Padova) e Luisa Santinello (Il Messaggero di Sant’Antonio) per la sezione Arte e cultura; Daniele Rea (Corriere del Veneto) e Renzo Sanson (Il Piccolo per la sezione L’Intervista; Maurizio Bait ( Il Gazzettino) e Roberto Luciani (Cats) per la sezione Società e ambiente. “Per me questo premio – ha detto commosso Damiano Rizzi - è fatto di anima, sempre indipendente, come quella di Paolo; di cuore, come quello di un figlio e anche di corpo, necessario per portare avanti questo evento”. Per Giovanni Alliata di Montereale, nipote del conte Vittorio Cini e nuovo sostenitore del concorso: “In una Venezia che combatte tante battaglia, questa manifestazione è segno di potenza intellettuale e culturale”. A rappresentare il Comune di Venezia, l’assessore al Turismo, Paola Mar, che ha sottolineato: “Questo Premio è un viatico importante dal punto di vista storico e giornalistico”. In una lettera il presidente della Regione Luca Zaia ha invece ribadito che “i giornalisti per la politica sono uno stimolo costante, un cane da guardia”. Tra gli ospiti presenti importanti esponenti del mondo della cultura veneziana, Franco Fontana, amministratore delegato del Gazzettino, Ugo Bergamo, ex sindaco di Venezia e Gianluca Bisol delle omonime famose cantine con il cui vino si è alla fine brindato ai premiati.

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