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Messaggero di Sant'Antonio, i giornalisti occupano la redazione e scrivono al vescovo Cipolla

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Gli 8 colleghi del "Messaggero di Sant'Antonio" e del "Messaggero dei Ragazzi" stanno picchettando da ieri il loro posto di lavoro, dormendo stanotte in redazione, dopo che la proprietà ha annunciato il loro licenziamento. E oggi, venerdì 7 dicembre, alle 13.30 il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti sarà a Padova al Messaggero di Sant'Antonio per portare il suo sostegno al picchetto.

Come Ordine dei giornalisti del Veneto ribadiamo la nostra solidarietà ai colleghi, che stanno scioperando a oltranza, e il nostro sconcerto all'ipotesi, che dal comunicato dell'editore sembra invece piuttosto concreta, che l'unica soluzione alla crisi delle due storiche riviste cattoliche sia liberarsi dei giornalisti per continuarne la pubblicazione con altre risorse per i contenuti. Il cinismo e, a nostro avviso, anche la non progettualità della proprietà è evidente dal drammatico racconto della giornata fatto da Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato dei giornalisti del Veneto.

Di seguito pubblichiamo la lettera che ieri i colleghi del Messaggero di Sant'Antonio hanno scritto al vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla

Lettera aperta al vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla

Eminenza reverendissima, caro vescovo Claudio,

siamo i giornalisti del “Messaggero di sant’Antonio”, realtà editoriale cattolica che proprio quest’anno compie 120 anni di vita.

Le scriviamo perché stamattina la nostra rappresentante sindacale, accompagnata dalla rappresentanza regionale della FNSI, ha incontrato la proprietà dei frati per una riunione da tempo programmata per altre questioni. In apertura di tale riunione è stato comunicato, in modo imprevisto e imprevedibile, e con un atteggiamento violento per la sua brutalità e da noi percepito come inumano, l’imminente chiusura della redazione e il conseguente licenziamento di tutti i giornalisti.

Stiamo parlando di otto giornalisti che hanno famiglia e impegni economici di vario tipo e che hanno ricevuto la notizia, a freddo e senza alcuna avvisaglia, in prossimità delle feste natalizie.

Il “Messaggero di sant’Antonio” è in crisi da tempo e i giornalisti si sono sempre mostrati disponibili a venire incontro a qualsiasi esigenza dei frati, nella convinzione che dai problemi si esce insieme o non se ne esce per niente. 
Per tale motivo da un anno la redazione era in contratto di solidarietà al 20% e si apprestava a proseguire il contratto per un altro anno. A seguire si sarebbe potuto procedere con la cassa integrazione ed eventualmente con il ricorso a un part-time. Insomma di alternative ce ne sarebbero state molte altre e avrebbero garantito la possibilità a otto famiglie di avere un lavoro dignitoso.

Il lavoro, lo insegna il Vangelo, è il nostro modo di partecipare alla creazione del mondo. È garanzia di dignità. È messa a frutto dei talenti personali e umani. Privare in questo modo le persone del loro lavoro, alla vigilia delle festività natalizie, oltretutto, equivale davvero a calpestare la dignità umana. 
Le scriviamo perché francamente siamo tutti sfiduciati dinanzi all’agire di una Chiesa che si fa portavoce di valori come giustizia, carità, rispetto ed è poi la prima a calpestare l’essere umano.

Da parte nostra riteniamo di avere sempre agito in modo corretto, cercando di mettere passione in tutto ciò che abbiamo fatto, spesso oltre i nostri obblighi. 
Non riusciamo ancora a credere che questo sia avvenuto! 
Le confidiamo che siamo profondamente feriti e che ci sentiamo umiliati, quasi incapaci di reagire, anche se sappiamo che dobbiamo combattere per difendere il nostro posto di lavoro.

Ci rivolgiamo a lei per ricevere supporto e sostegno non solo umano.

La salutiamo con fiducia.

Le giornaliste e i giornalisti
del “Messaggero di sant’Antonio”

 

 

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