Addio a Don Adriano Toniolo, la voce dei settimanali diocesani

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Si è spento all'età di 77 anni don Adriano Toniolo, figura nota nel mondo giornalistico veneto, non solo perché fu tra i primi preti in Italia a diventare giornalista professionista, ma anche perché ebbe un ruolo determinante nel salto di qualità della stampa cattolica. Nei sei anni, dal 1992 al 1998, in cui ha fatto parte del Consiglio regionale dell'Ordine, si batté perché fosse riconosciuta ai settimanali diocesani la dignità che meritavano e, di conseguenza, la possibilità di regolarizzare professionalmente e contrattualmente i giornalisti.
Fu anche presidente della Federazione triveneta dei settimanali cattolici e più volte fece parte della commissione per gli esami di stato.
La sua carriera giornalistica iniziò negli anni Settanta alla “Voce dei Berici”, chiamato dall'allora direttore mons. Giovanni Sartori. Nel 1978, quando questi fu nominato vescovo, il settimanale passò sotto la sua direzione. Scriveva di getto, come pochi giornalisti sanno fare, rendendo piacevole la lettura con un linguaggio semplice - “ci leggono anche le vecchiette con la 3a elementare” -, centellinando aggettivi e avverbi, e usando la sua sottile ironia per “addolcire” verità che non sapeva tacere.
Sotto la sua direzione il giornale fece un salto di qualità passando al formato tabloid e aumentando la foliazione fino a 36 pagine, ma soprattutto potenziando la redazione e dando maggiore spazio agli approfondimenti e all'informazione locale. Aveva una particolare repulsione per l'arroganza e l'ipocrisia di tanti uomini di potere. In certi suoi corsivi più che la punta della penna usava la spada, senza limiti di livello d'autorità. Fuori dagli schemi, e qualche volta sopra le righe, la sua schiettezza verbale e scritta aveva molti estimatori ma gli creò anche nemici. Aveva grandi capacità ma non la diplomazia, né l'ambizione per aspirare a cariche ecclesiastiche.
Il suo carattere sanguigno e inquieto, mitigato da una coinvolgente ilarità, non lo portava a fare il direttore “a vita”. Nell'85, preparato professionalmente il suo successore don Lucio Mozzo, tornò ad insegnare religione prima che, nell'86, Mino Allione, l'allora direttore del Giornale di Vicenza, lo chiamasse a far parte della redazione. Raggiunta la pensione continuò a scrivere ma, finalmente, di ciò che lo appassionava: la natura e la storia, la vita dei santi e le tradizioni della civiltà contadina. “Col cantare il tempo passa” aneddoti per ogni giorni dell'anno e “Storia di Costabissara” le pubblicazioni più note, alle quali si aggiungono una serie di interessantissimi libretti dedicati a Santi, oratori e chiese, erbe e piante medicinali e commestibili, delle quali era anche appassionato raccoglitore. Anche se non vestiva “da prete”, era un sacerdote dalla fede immensa. Un uomo con un profondo senso della carità e dell'amicizia. Il mondo del giornalismo e la Chiesa vicentina gli sono debitori.