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DIFFAMAZIONE E PRIVACY

Lunedì 10 Marzo 2014

DIFFAMAZIONE E PRIVACY, SEMINARIO CON IL PROCURATORE DI VICENZA - 20 MARZO 2013

 

VICENZA, 20 marzo 2013 – Sì è rivelato di grande interesse l’incontro di aggiornamento professionale per giornalisti professionisti e pubblicisti di mercoledì 20 a Vicenza nella sala conferenze di via Fermi 205, nello stabile che ospita Il Giornale di Vicenza e Neri Pozza Editore, organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto con la Scuola di Giornalismo Dino Buzzati. Erano presenti Gianluca Amadori presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Orazio Carrubba direttore della scuola Buzzati, Massimo Zennaro segretario dell’Associazione Stampa del Veneto, ed Elisa Santucci presidente di Assostampa Vicenza.

 

Fra i relatori il dottor Antonino Cappelleri, magistrato, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza il quale, citando il recente caso Sallusti, si è soffermato sui reati tipici del giornalista, in particolare su quello di diffamazione, reato che va ad incidere negativamente sull’onore di una persona. Ha citato cosa affermano la Costituzione e la normativa italiana in tema di tutela dell’onore personale e una serie di principi enunciati dalla Corte Europea che invita gli Stati a non avere reazioni spropositate rispetto a questo tipo di reato. A differenza di quanto avviene in Italia, la Corte Europea ritiene che la norma che regola e punisce la diffamazione debba essere prevedibile per permettere al giornalista di conoscere le conseguenze dell’eventuale reato. Reato per il quale in Europa 14 stati su 33 non ritengono necessario ricorrere al Penale. Cappelleri si è soffermato anche sui criteri di verità della notizia (non è un valore assoluto), dell’errore del giornalista che può essere doloso o colposo, del doveroso controllo delle fonti necessario per la costituzione della non punibilità. In sostanza, fermi restando il diritto di cronaca e il diritto all’onorabilità, l’equilibrio fra i due punti va trovato di volta in volta.

 

L’avvocato Giorgio Battaglini, consulente dell’Ordine dei giornalisti, ha trattato il delicato tema dell’informazione e della tutela della privacy, citando come fonti normative direttive costituzionali, leggi e codici, codici deontologici e carte etiche. Delicato è il tema del trattamento e della diffusione dei dati personali. Occorre fare attenzione che la legittima acquisizione della notizia non ne autorizza automaticamente la pubblicazione. L’avvocato, elencando le varie regole che tutelano la dignità e la riservatezza della donna, dei malati, dei tossicodipendenti, di donatori e riceventi in caso di trapianti, di detenuti e delle persone offese da atti di violenza sessuale, ha ricordato come, rispetto ad altre categorie, quella dei giornalisti goda di particolari deroghe, prima fra tutte il segreto su quali siano le fonti della notizia. Particolarissima deve essere l’attenzione nei confronti dei minori per i quali va evitato sotto qualsiasi forma ogni riferimento, anche minimo, che possa portare alla loro identificazione. In tema di privacy, ha ricordato Battaglini, esiste il Codice deontologico, che tocca vari punti, dal diritto all’informazione, al trattamento dei dati e alla loro conservazione, alla tutela del domicilio, alla pubblicazione della rettifica.

 

Maurizio Paglialunga, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto e attuale consigliere nazionale dell’Ordine, ha trattato il tema della deontologia del giornalista, mettendone in risalto l’importanza rispetto all’insofferenza di molti colleghi nel tenerne conto nell’esercizio della professione. La deontologia invece va vista come “ombrello”, come tutela per chi fa questo delicato mestiere. Paglialunga ha ricordato quali possono essere i settori più delicati da trattare in questo senso, i minori in primo piano e quindi la questione dei suicidi, della presunta malasanità e ancora l’utilizzo e la corretta diffusione delle intercettazioni telefoniche. Ha ricordato poi quali sono le numerose, forse troppe, carte che regolamentano il corretto esercizio della professione, dalla Carta di Treviso (minori), a quella di Milano (detenuti), di Roma (rifugiati) e di Firenze, a tutela quest’ultima della pari dignità dei giornalisti dipendenti di una testata e dei precari e della equa retribuzione per tutti, alla luce anche dell’articolo 36 della Costituzione.

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